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7. Significati delle tecnologie   versione testuale

Le attribuzioni di significato operate dal campione nei riguardi delle piattaforme in esame emergono all’intersezione di tre direttrici: le politiche discorsive (“di cosa si parla” in ciascuna piattaforma), le politiche di accesso (“chi è contattabile” tramite ciascuna piattaforma)el’investimento simbolico (“quanto conta per me ciascuna piattaforma”). Queste tre direttrici interagiscono nel dar forma a un’attribuzione centrale: quella di intimità (e a loro volta vi trovano conferma). Si intende per intimità attribuita a una piattaforma il grado di prossimità al sé attribuito dal soggetto allo strumento. Prima di passare a dettagliare i processi di costruzione di questa attribuzione e le relative implicazioni, esaminiamo la gerarchia fra le piattaforme così’ come emerge nel campione: 
a)                 Al telefono cellulare è quasi universalmente riconosciuto il primato di “piattaforma più intima”. Talvolta, tale primato è conteso con il telefono di casa e, per i pochi soggetti che ne fanno uso, con la videochiamata di Skype;
b)                 Anche a MSN e più in generale alle applicazioni di Instant Messaging (inclusa la chat di Facebook) è attribuito ancora carattere di intimità, sebbene di grado inferiore al cellulare.
c)                 Alle piattaforme di social networking è generalmente attribuito carattere di non-intimità.
L’attribuzione di intimità emerge nel campione come fondata soprattutto sulla capacità della piattaforma di proiettare uno spazio comunicativo protetto, nel senso soprattutto di uno spazio posto al riparo dal giudizio altrui, garantendo quindi al soggetto piena facoltà d’espressione (o perlomeno la sua percezione). Per questa ragione, il campione tende a indicare come “intime” quelle piattaforme che privilegiano la comunicazione uno-a-uno (pur offrendo anche possibilità di comunicazione uno-a-più), quali il telefono cellulare e MSN. Una piattaforma appare tanto meno intima quanto più esteso è il contesto relazionale che proietta, e tanto più ridotto il controllo che il soggetto può esercitarvi. Queste caratteristiche espongono il soggetto a rischi di esposizione indesiderata del sé e delle proprie azioni, problematiche strategicamente ed emotivamente.
Insieme alla capacità di proiezione di spazio protetto, nella “costruzione dell’intimità tecnologica” appare giocare un ruolo considerevole (sebbene venga spesso tematizzato solo indirettamente nel campione) il coinvolgimento del corpo, fattore di particolare pregnanza per gli appartenenti al profilo dei “riservati”. Si tratta di un coinvolgimento biunivoco, nel quale il tempo reale dell’interazione appare centrale. Lo scambio vocale, in particolare, appare come forte indice di intensità relazionale, cosicché quelle piattaforme (o meglio, le specifiche funzioni) che ne consentono l’impiego diretto vengono privilegiate per affrontare temi delicati.
Il cellulare ti permette di avere una comunicazione più vera, per una questione di chiarezza, il messaggino non ha il giusto tono" (m, 20, s, Area 1, Cap)  
"Io attraverso MSN, mail o chat non parlo di cose troppo personali o private perché vanno dette a voce" (M 20 S Area 2 PC)
E’ difficile far capire determinate cose tramite la chat, ma è necessario sentire il tono di voce o guardarsi negli occhi, quindi determinati argomenti si scartano. Però ci sono cose che per me non hanno senso. Per esempio, lo status delle relazioni (f, 23, Area 4, Cap, S)
Per la stessa ragione, il coinvolgimento visuale del corpo offerto dalle videochiamate viene riconosciuto da alcuni dei soggetti che, nel campione, ne fanno uso come risorsa centrale nell’attribuzione dell’intimità:
Il mio contatto Skype ce l’hanno solo i miei familiari e il mio ragazzo perché sono le persone con cui o un rapporto più intimo, più personale per ché la videochiamata è una cosa più personale. Skype è ancora più intimo [di MSN], come se fosse quasi il cellulare, anzi ancora più ristretto.(F 23 S)
7.1 Politiche discorsive
Sull’attribuzione di intimità si imperniano i processi di costruzione della geografia delle politiche discorsive, ossia la negoziazione dei temi “opportuni” da discutere su ciascuna piattaforma. Temi o argomenti che coinvolgono il soggetto in maniera profonda, o che lo espongono potenzialmente alle critiche altrui, vengono di preferenza affrontati nello spazio intimo.
Se infatti nello spazio delle piattaforme “intime” si può (con alcune riserve) “parlare di tutto”, lo spazio non-intimo (social network), su cui ci concentreremo in questo paragrafo, espone il soggetto al giudizio esterno, e, con esso, a rischi critici di perdita di reputazione: per questo, alcuni temi sono indicati dal campione come strategicamente inappropriati per i social network8. Tale preoccupazione appare particolarmente sentita, nel campione, dai soggetti residenti in piccoli centri, per i quali questi giudizi sono potenzialmente più critici.
 Di cosa non si dovrebbe mai parlare online? - Dei fatti propri di cose private, stare molto sul vago" (m, 21, w, Area 1, Cap.) "
(non si dovrebbe parlare) di cose troppo private per evitare discussioni (m, 19, W, Area 3, PC)
Questa mia amica con cui ho litigato scrive sempre frasette tipo frecciatine e io quelle cose non le sopporto..scrivere le tue cose davanti a tutti è esibizionismo puro! Lo ha fatto per colpire me, ma io non mi abbasso a questi livelli. Oppure le lettere d’amore sulla bacheca sdolcinate,sono cose private, non vanno bene! (f, 20, S, Area 2, PC)
Tuttavia, le ragioni strategiche non appaiono esaurire completamente il senso di questi processi. Fa continuamente capolino, invece, un ben socializzato senso del pudore che conduce nel campione a una tendenziale condanna dell’esibizione su Facebook di fatti che riguardano la sfera dell’ “intimo” – che fa riferimento, anzitutto, alla dimensione dei sentimenti e delle relazioni sentimentali:
"Non scrivo come tanti “sto andando al bagno”, “mi sento triste” ecc..sono robe tue e fai a meno di scriverle! Se ho bisogno di dire qualcosa vado dalle persone, dagli amici" (m, 20, W, Area 2, PC)
Cose personali non le metterei mai sulla bacheca di Fb. Mi danno fastidio le persone che mettono il loro status di relazione, non vedono l’ora di pubblicarlo e farlo sapere agli amici!(m, 23, Area 4, Cap, s).
Appare qui con forza un riferimento all’associazione, ereditata direttamente dal senso comune, fra intimità e i processi-chiave della corporeità (decessi, gravidanze):
 "Per esempio c’è stato un mio conoscente che ha scritto ... amore mio vedrai che supereremo al più presto questa situazione ... oppure una mia conoscente che è incinta e scrive ... sono alla 3° visita ginecologica... Sono messaggi troppo personali!"(f, 24, w)
"Per esempio una mia ex compagna che ha avuto un bambino, quando ancora era a scuola ha commentato la sua gravidanza in Facebook con una foto in cui aveva il pancione, ma a me queste cose danno fastidio!" (F, 23, W, Area 2 PC).
Sono le cose personali che riguardano la mia vita, una tragedia o che riguarda me personalmente non mi passa nell’anticamera del cervello di spiattellarla su facebook come un mio amico che ha avuto un lutto in famiglia e l’ha scritto su facebook. Non la vedo una cosa carina, è una cosa tua non è che devono vederla 350 persone.(M, 23, W Area 1, Cap)
E’ significativo il fatto che eventi traumatici come un lutto, che sono quelli in cui si avrebbe più bisogno di essere sostenuti, siano ritenuti inadatti alla condivisione.
Se lo spazio non-intimo rappresenta lo spazio della “conflittualità potenziale”, che va ridotta al minimo riducendo l’esposizione del sé a potenziali giudizi esterni (“ridurre le discussioni”), si capisce l’equipollenza continuamente registrata nel campione fra contenuti personali e riferimenti alla politica. Ambedue devono essere espunti dagli spazi non-intimi perché potenzialmente oggetto di conflitto: 
Contenuti molto personali non… non li posti. Magari mandi il messaggio o via MSN oppure mandi il messaggio tramite la posta di Facebook. […] Opinioni… politiche o… cose particolarmente personali non le posto" (m, 24, Area 1, Cap, S)
Non pubblico cose sulla politica e sulla religione, perché ognuno ha la sua opinione e non voglio invitare discussioni. La religione è una cosa intima e personale. Ci sono molti link razzisti, io non li pubblico. (F, 19, Area 4, PC, s)
Il riferimento ai fatti dell’attualità appare tollerato (e praticato) nel campione soltanto quando si allinea a un sentire generale non problematico, ossia in relazione a posizioni con potenziale conflittualità molto bassa o inesistente:
Ho aderito a un gruppo sulla pedofilia, perché in quel periodo si parlava molto di pedofilia, dei bambini maltrattati anche dalle insegnanti, non potevo urlare questa cosa e quindi ho deciso di farlo!"; (f 24 W)
L’inopportunità di discutere di temi intimi su spazi non-intimi si intreccia talvolta con questioni di ordine pragmatico. Comunicazioni di ordine intimo richiedono molte parole, e digitare su tastiera appare più scomodo che relazionarsi a voce; inoltre, data la natura emotivamente coinvolgente, hanno bisogno dei gesti, delle espressioni, delle sfumature della comunicazione non verbale:
 [su MSN] sempre che riguardi un fatto delicato..anche appunto una lite o se devo raccontare una mia cosa personale, un po’ appunto per pigrizia.. si perché comunque devo affrontare una discussione con una persona non mi sembra un mezzo diciamo appropriato per me. (F 19 Area 1, Cap, S)
In definitiva, abbiamo quindi una sostanziale coincidenza di argomenti “intimi” e piattaforme “intime”, e una problematizzazione degli sconfinamenti, che spesso assume la forma della critica verso l’altrui comportamento. Non solo discutere di sentimenti e politica in piattaforme non-intime è inopportuno, ma appare tematizzato come sbagliato e fastidioso9.Nello spazio non-intimo di Facebook i riferimenti alla sfera dell’intimità o a quella della politica appaiono prevalentemente affidati ad adesioni o re-post di a gruppi o messaggi a-personali formulati da altri. Gli aspetti intimi e privati sono condivisibili solo se possono essere riferiti a un io collettivo. Ad esempio, il modo più opportuno e meno conflittuale per parlare della propria situazione sentimentale su Facebook, non è esplicitandola direttamente nel proprio stato (“oggi il mio ragazzo mi ha lasciata”) ma aderendo a uno delle centinaia di gruppi che fanno riferimento a esperienze similari e condivise (“per tutti coloro che hanno avuto il cuore spezzato”). Tale comportamento riduce le possibilità conflittuali consentendo al contempo al soggetto di mettere in gioco quelle “parti di sé” che costituiscono il token dei processi sociali su Facebook: possiamo dire che, nello spazio non-intimo, l’etichetta favorisce l’esserci-con-altri sull’esserci soggettivo.
7.2 Politiche di accesso
Il grado di intimità attribuito allo spazio proiettato da una piattaforma appare essere in relazione con i criteri di “taglio” del suo bacino di utenza, restitituendo così la geografia delle politiche di accesso. I soggetti appaiono immaginare bacini di utenza diversi per ciascuna piattaforma che spesso non coincidono con le effettive liste di contatti. Anzitutto, nel campione la socializzazione del numero di telefono cellulare appare riservata unicamente ai contatti più intimi della cerchia relazionale:
può capitare che [le persone] hanno solo il mio contatto su msn o facebook ma non il mio numero di cellulare, il numero di cellulare lo vedo come una cosa un po’ più privata. Amici di amici che ho conosciuto un sabato o persone che mi aggiungono così quindi non mi sento di darglielo insomma. (F 19 Area 4 Cap S)
Di solito tendo a non dare il numero di cellulare a tutti quelli di facebook perché la vedo una cosa un po’ più personale. (F, 23, WS, Area 3 Cap.)
Per questa ragione, nella relazione fra tappe dei percorsi di socializzazione e piattaforme per la comunicazione, il cellulare è generalmente indicato come “punto di arrivo”, che segue Facebook (primo contatto) e, eventualmente, MSN (accesso al territorio intimo). Si noti come il passaggio da un livello all’altro implichi un incremento nelle risorse messe in gioco nella relazione, in particolare il tempo (che passa da asincrono – Facebook – a sincrono - MSN e, soprattutto, al cellulare esponendo così la routine giornaliera a rischi di interruzione) e il denaro (la comunicazione via cellulare richiede un investimento economico):
Quando conosci un ragazzo prima gli dai FB poi su MSN poi se ti interessa gli dai il telefono (F, 19, S, Area 4, PC)
Con il mio ragazzo siamo partiti da un incontro [fortuito] di persona. Poi da lì ora devo ringraziare Facebook, uno strumento che ho odiato tanto… sa che per entrare devi mettere nome e cognome per trovarlo e io in quel momento non avevo nessun riferimento per trovarlo e grazie a facebook l’ho trovato. Quindi da lì siamo passati al cell e poi di persona. (F 23, WS, Area 1, Cap)
E’ comunque anche possibile che lo spostamento della relazione tra i diversi mezzi di comunicazione risenta di un certo margine di casualità, confermato dal fatto che spesso ci si trova nella condizione di non avere un controllo pieno e consapevole della natura e quantità di tutti i propri contatti (non ci si ricorda, per esempio, se determinati soggetti sono amici o meno su Facebook).
Si registra nel campione la particolare intensità dell’intimità attribuita al numero del telefono casa, risorsa immaginata dal campione come socializzata e socializzabile solo con i più intimi. L’aspetto interessante è la contraddizione fra questa attribuzione e la teorica disponibilità pubblica della maggior parte dei numeri di casa, pubblicati su elenchi cartacei e informatici.
[le piattaforme più intime] Nel senso più personale? Sicuramente il cellulare e il numero di casa. Si a molte più persone magari a me non molto vicine mentre magari a me il cellulare e il numero di casa mi.. diciamo che sono elementi più di privacy(F, 19, S, Area 3, Cap.)
 

[8] Tale preoccupazione investe, talvolta, anche MSN. Preoccupa alcuni utenti (appartenenti in massima parte al profilo dei “riservati”) la possibilità che gli scambi, che rimangono sul PC dei conversanti in forma di log, siano mostrati a terzi. No, anche nella chat non scrivo cose private […] C’è sempre qualcuno che ti può guardare" (m, 22, Area 1, Cap, w)
[9] Nella costruzione di questo senso comune, gioca un ruolo lo status “in fieri” dell’economia discorsiva di Facebook. Essendo la relazione vincolata da una tendenza alla reciprocità, serpeggia nel campione il timore del consolidarsi di un’etica comunicativa che, troppo aperta all’intimità del soggetto, lo esporrebbe a quei rischi strategici di cui si è già discusso. In questo senso, il “fastidio” celerebbe il timore dell’implicita richiesta di reciprocità formulata da chi “mette in piazza il suo intimo”. 
 
 
 
                                   
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