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5. Gestione dell'identità   versione testuale

Dalle interviste sono emerse due modalità prevalenti di gestione dell’identità in rete: esibizione (che è “trasparenza” più che “esibizionismo”) e nascondimento/controllo.
 
                                 
 
5.1 Esibizione
 
La discorsivizzazione rispetto alle strategie esibitorie risente profondamente delle differenti caratteristiche dei soggetti. Da una parte l’esibizione si lega all’età (con un atteggiamento più disinibito dei soggetti più giovani), dall’altra alla situazione lavorativa (gli studenti sono meno attenti ai rischi rispetto al “macchiare” la propria reputazione in ambiente professionale). In particolare sono maggiormente esibitori quei soggetti che utilizzano i social network con l’obiettivo di ampliare la propria rete di amici, senza che necessariamente i contatti online si trasformino in amici offline5.
su Facebook praticamente tutte le informazioni […] Religione, status, anno di nascita e… non so cos’altro si possa mettere… […] profili visibile integralmente a tutti, anche ai non amici mi capita di conoscere molte persone nuove; e quindi… ecco, non… mi piacerebbe, insomma, che tutti, poi, riuscissero a contattarmi e… insomma, ecco. (m, 24, s, area 3, cap.)
[ho aperto Facebook] Per avere un profilo mio e per conoscere gente. Per avere un contatto con gli altri, per conoscere gli altri, per poter comunicare con gli altri. È anche un fatto di farsi vedere, per conoscere…è difficile da spiegare… (m, 21 w/s, area 4, cap.)
In alcuni significativi casi tali soggetti hanno un uso quasi compulsivo della comunicazione mediata e della rete sia come strumento di svago sia come strumento per mantenere e ampliare la propria rete sociale, tanto in modo mediato che non mediato. Tali soggetti hanno un atteggiamento di esibizione nell’utilizzo dei social network nella gestione dei contenuti personali caricati: non solo le proprie foto, i filmati, ma anche la condivisione di foto di terzi, link e gruppi che riguardano gli hobby e gli interessi.
La gestione dei contenuti sembra così rispondere in maniera efficace a un bisogno auto-rappresentativo:
 Ho tante foto e video. Alcune le faccio con l’iPhone e poi le metto sul pc oppure viceversa. I video sono quelli di musica o personali fatti col cellulare , I messaggi li tengo tutti lì, un po' per pigrizia, un po' perchè mi piace averli tutti li e rileggerli! (m, 20, w, area 2, PC)
L’esibizione passa, inoltre, dalla gestione delle amicizie: in una sorta di uso strategico dei contatti, l’ampiezza della rete amicale (in termini quantitativi di numero di connessioni) ma anche le caratteristiche di tale rete (la presenza di molte belle ragazze, per i maschi, per esempio, ma non solo), diventano un elemento da esibire e di cui vantarsi, una sorta di portfolio da mostrare agli amici e su cui costruire una propria reputazione.
Ma l’esibizione passa soprattutto da un uso spregiudicato delle impostazioni di privacy: la reperibilità e riconoscibilità è legata alla necessità di offrire il maggior numero possibile di informazioni su di sé (foto, dati anagrafici) ai potenziali amici non ancora appartenente alla propria rete di contatti (virtuale e non).
Non ho la privacy , possono vedere tutti tutto….non mi faccio problemi, così è più facile trovarmi, non mi faccio problemi...anche quelli che conosco poco che magari vedo in discoteca se vedono le mie foto mi riconoscono (f, 19, s, area 3, PC)
E’ interessante notare come per tali soggetti il livello del mostrarsi implica sia un livello esibitorio (“il mostrarmi”) sia un livello di non nascondimento (“sono sincero, non nascondo”). L’anonimato non rappresenta un’esigenza, anzi, i soggetti con una eccessiva attenzione per la riservatezza e l’anonimato vengono giudicati dai “collezionisti"6 come utenti che potenzialmente hanno qualcosa da nascondere, che non dimostrano “reciprocità” nelle relazioni: a una trasparenza di contenuti e materiali mostrati si pretende la medesima trasparenza nei confronti dei soggetti che vogliono accedere alla propria rete amicale online.
L'esibizione passa dal controllo reciproco del "mostrarsi":
Ispira più fiducia Facebook. Su MSN ho anche contatti di gente che non conosco, non mi piace che vedano tutto. MSN rispetto a Facebook è personale. Su Facebook io vedo tutte le foto e loro vedono le mie, su MSN magari vedono le mie e loro non mettono nessun dato. Facebook è un libro aperto vedi con chi stai parlando (f, 19, s, area 3, PC)
Le forme di garanzia non sono date dall’essere in un giardino chiuso e protetto dall’esterno, ma dalle dinamiche di reciprocità che animano lo spazio (online e offline) all’interno del quale le relazioni si articolano.
Altre modalità di esibizione sono legate ad alcune “competenze” (vere o presunte) dei soggetti, in primis quella musicale. L'esibizione passa anche attraverso una strategia di valorizzazione dei propri gusti e consumi culturali:
 Facebook serve per far vedere un po’ chi sei, per far conoscere i tuoi gusti musicali o cinematografici (f, 19, s, area 2, PC) 
Va anche osservato che, paradossalmente, una esibizione troppo consapevole e curata può svolgere una funzione di nascondimento e di maschera, per sottrarsi ai rischi connessi ai processi di interpretazione e critica che gli altri possono attivare.
5.2 Nascondimento e controllo
Le strategie di nascondimento passano da una profonda attenzione sia nelle dinamiche di apertura del profilo (la possibilità o meno che soggetti terzi possano accedere alle informazioni) sia da una gestione attenta dei contenuti e informazioni caricate, soprattutto presso il campione femminile.
In particolare, si sceglie con attenzione il materiale da pubblicare, si cerca di dare di sé informazioni chiare, complete, si monitora e quando necessario si “censurano” interventi altrui nel proprio profilo.
Tale atteggiamento si collega al desiderio di dare di sé un’immagine desiderabile, ma anche alla paura di finire vittime di equivoci e al timore di creare delle discrasie tra la propria immagine offline e online: è un atteggiamento legato a un certo distacco dai social network, di cui si percepiscono più i rischi che i benefici, ed è relazionato ad un uso non compulsivo e distaccato dei social network e di MSN. Questo distacco, specie in soggetti più adulti o lavoratori, si trasforma in attento uso dei discorsi in rete e dei contenuti caricati considerati intimi:
 Non parlerei dei fatti troppo privati. Facebook ha il potere di mettere qualsiasi cosa in piazza (f, 24, w, area 1, cap.)
Cose personali non le metterai mai sulla bacheca di Facebook. Mi danno fastidio le persone che mettono il loro status di relazione, non vedono l’ora di pubblicarlo e farlo sapere agli amici!(m, 23, s, area 4, cap.).
La critica a un certo uso esibitorio di Facebook, si accompagna al controllo dei materiali pubblicati, in particolare quelli fotografici:
Sono geloso delle mie foto, non mi piace pubblicizzare la mia persona tramite Facebook (m, 20, s, area 1, cap.)
Non mi faccio taggare, preferisco avere il mio gruppo di foto sotto controllo, non mi piace che mi vedano tutti (f, 24, w, area 1., PC)
Il distacco nei confronti del mezzo si conferma anche nella gestione delle relazioni sociali online: da una parte c’è una certa resistenza ad accettare nella propria rete di amici online soggetti non conosciuti faccia a faccia; dall’altra, anche le attività su Facebook si limitano al dialogo, confronto, contatto con i soggetti che fanno parte della propria (limitata) rete amicale.
 Se penso che sia gente che non si voglia intrufolare nei fatti miei la accetto, se invece conoscendole non mi sono molto simpatiche le rifiuto (f, 24, w, area 1, cap.).
In alcuni casi i soggetti più riservati e attenti alla privacy si caratterizzano per un orizzonte relazionalmente limitato, con pochi amici, con frequentazioni abitudinarie. Da questo punto di vista il social network non è percepito come strumento per estendere la propria rete di amicizie né per approfondire relazioni con conoscenti lontani con cui si è avuto sempre poco rapporto: il social network si inserisce discretamente in una realtà relazionale stabile e consolidata da mantenere e monitorare.
In altri casi sono i soggetti con maggiori competenze tecniche ad essere particolarmente attenti alla gestione della privacy, sfruttando anche funzioni avanzate dei social network:
Ho creato due gruppi uno con gli amici veri, l'altro invece per la gente che ho aggiunto anche solo per giocare, ma questi non possono vedere il materiale sul mio profilo! (m, 21, w, area 2, cap.)
I non amici vedono solo la foto, il nome e cognome. Quelli che acconsento vedono tutto, poi ci sono quelli che hanno la visione limitata (m, 20, s, area 2, cap.)
 Con la pagina sto avendo un aumento dei contatti e allora è meglio tenerli organizzati. Anche perché avendo i gruppi è più facile magari nascondere informazioni personali a persone che non interessa più di tanto (m, 24, s, area 4, cap.)
A dimostrazione del processo di reciprocità già individuato a proposito dell’esibizione, i soggetti più riservati sembrano prestare grande attenzione alle azioni e ai comportamenti della maggioranza dei propri contatti per imitarli. Si cerca di comprendere qual è l’etichetta della piattaforma, al fine di rispettarla: l’intento di fondo è quello di mostrare un atteggiamento omologato, allineato, per evitare di essere criticati, giudicati.
Contrariamente a una vulgata che vuole i social network come gli “ambienti dell’eccentrico a ogni costo”, del “sopra le righe”, della “rincorsa all’eccesso”, sembra quasi che per questi soggetti il rischio di passare inosservati, “di non lasciare un segno” risulti comunque preferibile al rischio di divenire oggetto di critiche o di curiosità morbosa.
Per molti soggetti diventa essenziale il controllo della propria identità online, la costruzione del proprio profilo e la gestione dei contenuti, inserendo elementi che non risultino né troppo eccentrici né troppo anonimi, cercando di non passare completamente inosservati ma, attraverso un attento management del sé, poter risultare gradevoli e speciali. L’esibizione è così controllata e non spregiudicata, proprio perché necessaria ad attirare solo soggetti e contatti considerati significativi o potenzialmente tali.
 

[5]Sono quelli che appartengono al profilo dei “collezionisti”, cfr. par 8
[6]Come si è detto, si tratta di uno dei quattro profili identificati, insieme a riservati, ipersocievoli e conviviali (si veda par. 8).
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