“Responsabilità significa rispondere della relazione che la comunicazione instaura. E’ sorprendente che nel marketing si usi target, cioè bersaglio, per designare il destinatario”. Così Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario e Portavoce della Cei, si è rivolto a migliaia di operatori e animatori della comunicazione e della cultura presenti nell’Aula Paolo VI per l’ultima sessione del convegno nazionale “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era cross mediale” e per l’udienza con il Santo Padre Benedetto XVI. “Ben altro è evidentemente quello che si richiede dalla nostra comunicazione, che deve essere giocata per un verso sull’ascolto e per altro verso sulla trasparenza. Ma essa non può prescindere anche da un radicamento sul territorio, che è la parete mancante della Rete, mentre è invece uno dei motivi di forza della Chiesa. E’ a partire da questo radicamento, da questa concretezza relazionale e da questo intreccio di vite e di storie che si può pensare a un’azione comunicativa capace di costruire unità, anziché a singoli, sporadici interventi – ha aggiunto Pompili -. Infine responsabilità è rispondere degli effetti dell’agire comunicativo, cioè interrogarsi su quello che accade e su quello che produce la nostra comunicazione. Il che significa non solo pianificare, ma anche verificare; non soltanto progettare a tavolino restyling accattivanti, ma anche monitorare poi i risultati delle nostre innovazioni. La mancanza di questa capacità di analisi conduce spesso a ripetere gli errori del passato e impedisce qualsiasi reale innovazione, giocando solo sul susseguirsi di superficiali novità”.