La nuova generazione digitale pratica concretamente quella ‘cultura della convergenza che connette vecchi e nuovi media. Lo ha affermato Massimo Scaglioni, ricercatore dellUniversità Cattolica di Milano, che si è soffermato sui consumi e le pratiche mediali della ‘generazione digitale, costituita da giovani con età comprese fra ladolescenza e la prima fase della vita adulta. I nuovi media e il web in particolare, ha spiegato, consentono forme di fruizione più articolate caratterizzate insieme dalla personalizzazione dei tempi e dalla condivisione dei gusti, in particolare con la propria rete di prossimità (amici, pari etc.). Nel suo intervento alla seconda sessione del Convegno Testimoni digitali, Scaglioni ha rilevato che in un tale contesto la televisione conserva il ruolo di medium in grado di produrre materiali che non semplicemente vengono consumati, ma che forniscono risorse e immaginari da spendere nella vita sociale. Luniverso televisivo e le sue narrazioni - ha detto il ricercatore dellUniversità Cattolica - rappresentano uno sfondo costante, un punto di riferimento rispetto al quale, grazie alla rete Internet e nella rete dei propri pari, si fanno glosse, si prendono posizioni, anche critiche, sui temi affrontati nelle narrazioni tv, si condividono o si discutono valori, assunzioni, dinamiche. Un fenomeno che coinvolge le nuove generazioni è infatti lutilizzo contemporaneo di tv e rete, cioè il media multi-tasking praticato nella fascia oraria serale corrispondente al prime time televisivo e nei weekend. Tra le attività svolte su Internet durante la visione tv - ha spiegato Scaglioni - compaiono la navigazione generica, la posta elettronica, i social network e gli strumenti di instant messaging, la lettura di vari contenuti, tra cui lapprofondimento di notizie e la ricerca di informazioni legate al programma che si sta vedendo. Secondo Scaglioni, se alcuni dati qui illustrati possono sembrare a prima vista allarmanti (la perdita di terreno della tradizionale cultura alfabetica, levasione che sembra sovrastare lattenzione al reale), in seguito a unanalisi più approfondita si può scoprire come il pervasivo immaginario televisivo (anche quello che presenta problematicità sul piano etico) non è mai semplicemente ‘fatto proprio in maniera acritica. La sua costante ri-discorsivizzazione da parte di spettatori altamente attivi e spesso interattivi sul web consente infatti prese di distanza e sguardi niente affatto scontati, ha osservato il ricercatore sottolineando che questa cultura convergente è il terreno più interessante per immaginare un dialogo fruttuoso con la generazione digitale. (S.C.)