Un secondo fenomeno su cui Giuliodori ha posto l’attenzione è dato dalla nuova percezione del rapporto con lo spazio e con il tempo. “L’essere ormai quasi totalmente immersi in questo nuovo ambiente digitale, nelle sue diverse forme liquide, come direbbe Zygmunt Bauman, determina un “umanesimo ad assetto variabile” – ha detto -. Galleggiare e navigare nella rete offre la possibilità di recuperare il passato, magari senza metabolizzarlo, permette di perdersi in un presente che sembra non avere limiti di spazio e di relazioni, consente di proiettarsi nel futuro con il rischio fuggire dalla realtà. Tutto è dato in tempo reale. Ma nello stesso tempo tutto è sempre più tremendamente virtuale, ossia relativo e transitorio”. Questa nuova condizione può favorire un umanesimo poliedrico e quanto mai ricco di conoscenze e competenze, ma anche dissociato e frantumato, destinato a perdere l’ancoraggio gravitazionale e a girare in un orbita non più umanamente significativa. “L’ebbrezza del navigare, di conoscere e di aver contatti senza limiti, può far perdere di vista il peso specifico del nostro essere persone che hanno una storia collocata nel tempo e organizzata in relazioni e spazi ben definiti – ha spiegato il vescovo -. Questo nuovo ambiente offre straordinarie possibilità all’uomo per essere più uomo e migliorare la qualità della sua vita, superare divisioni e ingiustizie, accrescere la condivisione, globalizzare la solidarietà, ma nello stesso tempo può essere fonte di tremendi inganni e di dissociazioni interiori, nei rapporti con la realtà e nello sviluppo dei processi sociali”. (vi.gri)