La scrittura mi evoca in primo luogo non i romanzi, la poesia, la tradizione letteraria, ma l’uomo […]. Scrivo perché non posso sopportare la realtà se non trasformandola […]. Scrivo non per raccontare una storia bensì per costruirla. Con queste parole pronunciate tre anni fa dallo scrittore turco Orhan Pamuk a Stoccolma, quando gli venne conferito il Premio Nobel per la Letteratura il Vescovo Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI, ha aperto il convegno nazionale “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era cross mediale” promosso dalla Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali e organizzato dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e dal Servizio nazionale per il progetto culturale della CEI. “Vorrei farle mie per darvi il benvenuto più cordiale e per dirvi da subito perché la Chiesa italiana – otto anni dopo Parabole mediatiche – ha promosso Testimoni digitali: più che le nuove tecnologie, ci sta a cuore l’uomo, la persona umana nella sua interezza e nel dipanarsi della sua storia; e se ci misuriamo con esse, lo facciamo nella consapevolezza di quanto concorrano a tratteggiare le coordinate della storia e della cultura, fino a diventare l’ambiente in cui ci muoviamo e come l’aria che respiriamo” ha detto Monsignor Crociata rivolgendosi ad oltre 1300 partecipanti convenuti a Roma. (vi.gri)