I risultati dellanalisi portano a ritenere, seppure con qualche cautela, che emergano fondamentamente buone notizie dal continente digitale. In particolare, abbiamo potuto constatare come elementi positivi: Una netta continuità tra dimensione offline e online della relazione: non si costruiscono mondi paralleli, in rapporto problematico tra loro (surrogato, sostituzione), ma esiste un unico spazio reale di esperienza, diversamente articolato, e unificato dalle pratiche e dalle relazioni. In generale, la ricerca ha consentito di superare una serie di tradizionali dicotomie (oltre a offline/online, anche pubblico/privato, individuale/collettivo), a favore di una individualità relazionale: lindividuo non è assolutizzato, nè assorbito nel gruppo, ma costituisce relazionalmente la propria identità, attraverso una gestione misurata delle proprie tracce identitarie, nella relazione con gli altri. La centralità della relazione è evidente anche nelle dinamiche del riconoscimento e nel ruolo della fiducia come chiave di accesso alle cerchie sociali. Detto in altri termini, non è lambiente tecnologico che determina i modi delle le relazioni, ma è la relazione che dà forma allambiente, unificando spazi diversi in un unico mondo relazionale. Una sensibilità al contesto da parte dei giovani, sia come ambiente relazionale (in cui evitare leccesso individuale e il conflitto) che come spazio comune (da mantenere animato, anche attraverso una comunicazione semplicemente fatica), che si traduce in comportamenti orientati allarmonia piuttosto che al narcisismo, e nella definizione implicita di unetichetta dellabitare gli spazi digitali. Una capacità di far durare le relazioni, di stabilizzare i luoghi comuni dellincontro, di custodire le memorie e aprirsi alle potenzialità del futuro, diversamente da quanto le analisi sullassolutizzazione del presente hanno affermato negli ultimi anni. Una capacità di stare-con, di condividere, di accompagnarsi a vicenda sia nei momenti di passaggio, sia nella quotidianità. Una capacità di far prevalere la parola fàtica su quella strumentale, valorizzando la tessitura di uno spazio comune e creando le condizioni di possibilità di una gratuità. Una capacità di parlare di sé con fiducia, costruendo, dal basso, uno spazio in cui la dimensione personale viene messa in comune. Il riconoscimento che non si è autosufficienti, che si ha bisogno degli altri. La verità di se stessi è in qualche modo anche ricevuta dagli altri.
Alcuni di questi elementi presentano delle ambivalenze e dei rischi, che possono essere così riassunti:
Il rischio che la ricerca dellarmonia e il rifiuto del conflitto producano forme di banalizzazione (non si parla di argomenti importanti perché controversi) o di omologazione (non si esprimono posizioni dissonanti rispetto a quelle del gruppo). Il rischio che anche espressione dellintimità passi attraverso modelli allineati al gruppo, o si esprima prevalentemente in forma indiretta e mediata (aderendo a gruppi, utilizzando citazioni). Il rischio che il prevalere di una parola puramente fatica impoverisca il luogo comune dello scambio e alla fine renda impossibile lincontro, al di à dellessere-con. Il rischio che le cerchie si costruiscano sulla base della similitudine e dellaffinità (philìa), lasciando fuori tutto ciò che è altro (per età, autorevolezza, diversità di storie e vedute; alterità rispetto alla dimensione dellintimo; alterità rispetto alla dimensione dellimmanenza). Senza unapertura allalterità difficilmente può esserci incontro e comunicazione. Il rischio che il non voler emergere porti a inibire la responsabilità, la parresìa (il dire ciò che si ritiene vero e giusto, anche se scomodo), la testimonianza. Il rischio di non riuscire ad articolare la dimensione del proprio con quella del pubblico, in vista della partecipazione a una società civile digitale.
Sulla base della consapevolezza dei rischi, ma anche delle opportunità emerse, appare comunque praticabile la possibilità di passare dalla philia, laffinità, la buona disposizione verso chi ci somiglia, allagape (la disponibilità verso laltro visto come fratello, caratterizzata dal dono e dalleccedenza), per umanizzare la rete attraverso la fratellanza: Destinatari delamore di Dio, gli uomini sono costituiti soggetti di carità, chiamati a farsi essi stessi strumenti della grazia, per effondere la carità di Dio e per tessere reti di carità (CV 5).