Secondo il Direttorio della Cei sulle comunicazioni sociali, n.121, Cultura e comunicazione - tra loro dipendenti - spalancano nuovi orizzonti allazione pastorale, chiamando in causa nuovi soggetti. Basta pensare a quale influenza i media esercitano sui modelli di pensiero e di comportamento, per comprendere la necessità di specifici operatori qualificati. Quanto mai urgente appare quindi individuare nuove figure di animatori nellambito della cultura e della comunicazione, che affianchino quelle ormai ampiamente riconosciute del catechista, dellanimatore della liturgia e della carità.
«In questo campo - dice il Direttorio - servono operai che, con il genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli».
La loro azione da un lato dovrà svilupparsi verso chi è già attivamente impegnato nella pastorale, per aiutarlo a meglio inquadrare il suo operato nel nuovo contesto socio-culturale dominato dai media; dallaltro dovrà aprire nuovi percorsi pastorali, nellambito della comunicazione e della cultura, attraverso i quali raggiungere persone e ambiti spesso periferici, se non estranei, alla vita della Chiesa e alla sua missione.