Essere testimoni ci riconduce allesperienza originaria dellincontro con il Verbo che in principio era presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. Siamo oggi, più di ieri, testimoni sullesempio di Giovanni, - mandato da Dio - per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Una luce che illumina ogni uomo. (cfr. Gv.1,1-18). Non è azzardato dire, in una originale traduzione esegetica: «In origine cera la comunicazione. La comunicazione era presso Dio e Dio era la comunicazione» (cfr. Sante Grassi, Il Vangelo di Giovanni. Commento esegetico e teologico, Città Nuova), e nella comunicazione Dio parla e attraverso il Figlio - nella vita e nelle opere - manifesta ieri, oggi e sempre che Dio non si è mai stancato di parlare alluomo e vuole ancora parlare all‘uomo. Una delle crisi esistenziali delluomo non è il parlare, ma attraverso la comunicazione trovare anche il coraggio di tacere per ascoltare. E ascoltare la verità dellaltro che utilizza i mezzi di comunicazione è impegno arduo da educare e da saper gestire con maturità. Lera digitale ci permette di amplificare, attraverso i mezzi di comunicazione, la trasmissione della Parola affinchè "tutti abbiano la vita e labbiano in abbondanza" (Gv 10,10). Latto creativo (si guardi il banner utilizzato per il portale www.testimonidigitali.it che raffigura latto creativo di Dio per l‘uomo) diremmo meglio latto comunicativo della vita divina alluomo, ci fa comprendere le ragioni profonde della scelta di utilizzare i nuovi mezzi digitali per annunciare il vangelo di Dio e per rendere lannuncio credibile e visibile . E in atto una nuova comunicazione che deve essere capace di riaffermare lopera di Gesù Cristo che è un‘azione salvatrice, che libera l‘umanità dal potere del male, ed è una nuova creazione, che procura agli uomini la partecipazione alla vita divina. Non dobbiamo mai dimenticare il cuore della comunicazione cristiana che è il Kerigma annunciato con la parola e con la vita. Non possiamo permetterci di essere solo annunciatori senza vita attraverso il virtuale . Non possiamo dimenticare i vecchi e nuovi bisogni e povertà delluomo. Stare in mezzo non attraverso il mezzo, né sopra il mezzo. Gesù stava in mezzo alla gente, noi stiamo "in mezzo e attraverso il mezzo" con la "nuova cittadinanza digitale". Testimoni digitali della nuova creazione che può essere realizzata - lo affermiamo con fede - soltanto da Colui che è onnipotente, poiché implica la comunicazione della vita divina all‘esistenza umana. E questa verità non possiamo e non dobbiamo mai dimenticarla. Il testimone prima di parlare deve essere capace di silenzio. Un corresponsabile comunicatore di Dio deve andare prima a scuola del silenzio, perché solo chi sta in silenzio ascolta. E questa la ragione che ci porta a dire che essere testimoni digitali è un atto di umiltà e non di sovrana onnipotenza perché un clic ci fa essere al centro del mondo e in tutto il mondo, ma spesso non nel mondo e per il mondo. Non dimentichiamo mai la nostra identità e da Chi siamo stati chiamati e inviati. E il silenzio interiore che mi permette di centrare la comunicazione sullaltro, che ci fa percepire che il virtuale ha effetti reali nella vita. Non dimentichiamo che ancora circa 4miliardi di persone non hanno accesso alla nuova tecnologia digitale. Non hanno briciole di pane, e in alcuni casi sono sfruttati per estratte gli elementi che servono per la costruzione e lassemblaggio delle nuove tecnologie. hanno ricchezza ma non hanno digitale. Non sono stati raggiunti d queste nuove forme ed è la povertà delluomo tra il visibile e quella che non si scorge. Quanta povertà esistenziale difronte ad uno schermo. Ma quante povertà ancora senza uno schermo e senza digitale. Le povertà ormai non ci meravigliano più. Ostentate e visibili nel villaggio globale non stupiscono se no superficialmente; labitudine ci ha imparentati allindifferenza. Ecco le vecchie e nuove sfide della testimonianza.
*Parroco e presidente Associazione Meter onlus www.associazionemeter.org