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Mons. Pompili su "nuovo del Vangelo e il vecchio della comunicazione"

E’ stato Monsignor Domenico Pompili, Sottosegretario e Portavoce della CEI, ad aprire nell’Aula Paolo VI in Vaticano l’ultima sessione del convegno nazionale “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale”. Vino nuovo in otri nuove è stato il passo del Vangelo che ha caratterizzato l’intervento del Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali: “Paul Ricoeur scriveva che “solo interpretando i simboli possiamo credere”, dato che il simbolo è una “immagine-verbo” che fa di noi ciò che esprime (Il simbolo dà a pensare, 2002:13). Il frammento di Luca (5,33-39), ha detto Pompili “appena risuonato in quest’Aula, invita a lasciarci trasformare da una immagine che è quasi una parabola concentrata, un effetto spot, tagliente ed ironico, efficace come se pronunciato oggi per la prima volta. Possiamo immaginare che gli interlocutori di Gesù abbiano sorriso o siano stati spiazzati dalle sue parole. Cosa avverrebbe infatti in quella cantina di otri vecchi, con i cocci e l’intera annata perduta che schiuma per terra? Dietro questa immagine ad effetto c’è una convinzione che sfugge a colui che non vuole assaggiare nessuna novità e - dal momento che  ‘non vi è nulla di nuovo sotto il sole” - ritiene la sua bottiglia l’unico e miglior elisir che si possa mai bere, in barba al frizzantino che traspira negli otri nuovi, giù in cantina. Ciò che gli sfugge è che per poter cogliere il nuovo bisogna far piazza pulita del vecchio”.  Anche nella comunicazione del Vangelo oggi, ha aggiunto “c’è qualcosa di nuovo e qualcosa di vecchio. Il nuovo è, naturalmente, la buona notizia, spumeggiante e dirompente come un vino novello; il vecchio è paradossalmente la comunicazione, che è soggetta a innovazioni rapide e presto datate, a mutamenti che cominciamo a comprendere solo quando sono passati; come scriveva McLuhan, noi guardiamo sempre i media nello specchietto retrovisore: “Di fronte a una situazione assolutamente nuova, tendiamo sempre ad attaccarci agli oggetti, all’aroma del passato più prossimo. Guardiamo il presente in uno specchietto retrovisore. Arretriamo nel futuro” (Il medium è il messaggio, 1981:75)”.


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 24-APR-10
 

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