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Gili: essere testimoni e voci credibili   versione testuale

“Le condizioni della fede oggi assomigliano a quelle dei primi cristiani che vivevano nel mondo greco-romano, un contesto sociale e culturale caratterizzato da un vivace pluralismo, per cui la fede era possibile solo come scelta deliberata”. Ne è convinto Guido Gili, sociologo della comunicazione alla Luiss. “La modernità mina il consenso sulle credenze diffuse, per cui l’uomo moderno è costretto a scegliere tra diverse credenze”, ha detto rilevando che “la fede cristiana non è più assimilata come ethos condiviso, ma torna ad essere una questione di adesione personale”. Ecco perché nel contesto della “piazza telematica” bisogna  valutare la varie “voci” presenti. “La Chiesa è una di queste e per essere credibile – ha spiegato – deve presentarsi come uno spartito sinfonico, che sia riconoscibile in ogni contesto e situazione”. Gili ha sottolineato la necessità a non “commettere l’errore o l’ingenuità di parlare a ruota libera come cattolici”, mettendo in difficoltà la Chiesa stessa con “voci discordanti”.
In riferimento agli attacchi e alle vicende di queste ultime settimane, ha ricordato che “ognuno di noi è il corpo della Chiesa e ciò che avviene in essa e attorno ad essa ci tocca tutti personalmente. Bisogna perciò partecipare tutti, secondo la propria responsabilità, al cammino anche mediatico della Chiesa, con comportamenti seri e capaci di costruire relazioni vere”. “In queste situazioni  - ha concluso - certo contano le dichiarazioni ufficiali, i comunicati, le prese di posizione chiare di chi ha responsabilità nella Chiesa, ma conta la testimonianza di ognuno nella sua parrocchia, nel suo ambiente di lavoro, nelle relazioni di vita quotidiana, ma anche nelle relazioni in rete”. (S.C.)
 
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