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Giuliodori: "la rete: crocevia di un nuovo umanesimo?"   versione testuale

“Ci domandiamo allora quale sia il volto dell’uomo digitale, come vive, quali sono la sue attese, le sue speranze, le sue ansie?” si è chiesto nel suo intervento il vescovo Claudio Giuliodori, Presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali: “È certo, e tutte le analisi sociologiche lo dimostrano, che l’avvento della rete internet e delle nuove tecnologie digitali, sta determinando un rapido cambiamento nell’organizzazione della vita personale e sociale, nella modulazione delle relazioni umane, nel rapporto con lo spazio e con il tempo. Anche se può apparire eccessivo parlare di mutazioni antropologiche in senso stretto non possiamo sottovalutare la profonda incidenza di questi nuovi ambienti sulla vita dell’uomo – ha spiegato -. La ricerca curata dall’Università Cattolica su come le nuove generazioni vivono questi cambiamenti da una parte ci offrirà la conferma di quanto profondi e significativi siano i cambiamenti e dall’altra ci metterà in guardia dal cadere in alcuni luoghi comuni che tendono a generalizzare e ad enfatizzare le trasformazioni in atto. È pertanto legittimo e doveroso domandarsi verso quale umanesimo ci spinge la rete e il nuovo ambiente digitale. Mi sembra che questo nuovo ambiente si caratterizzi in primo luogo per la sua capacità di generare un “umanesimo omogeneizzato”. Attraverso il computer, la rete, i sistemi digitali integrati, ma anche il semplice telefono cellulare, in Italia ci sono più cellulari che persone,  i diversi momenti della vita si intrecciano e si integrano, a volte si sovrappongono e si confondono”. Con il palmare o in nuovi iPad si può lavorare, studiare, gestire la casa, divertirsi, organizzare la vita sociale. Non c’è settore della vita che non si avvalga dell’apporto di questi nuovi strumenti. Se fino a qualche anno fa gli ambiti e gli ambienti del vivere umano erano comunque abbastanza distinti (lavoro, famiglia, hobby…) ora per molti aspetti non lo sono più. Questo fattore non è indifferente per l’esperienza umana perché se da una parte favorisce un fluire più unitario dell’esistenza, dall’altra può comportare l’assorbimento dell’esistenza nell’una o nell’altra dimensione in modo non più equilibrato e dinamico. “C’è il rischio di omogeneizzare l’esistenza attorno ad un aspetto che fagocita tutti gli altri o perlomeno li relativizza” ha proseguito Giuliodori. (vi.gri)
 
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