Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell'era crossmediale. Roma, dal 22 al 24 aprile 2010. vai al contenuto
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Peverini, la testimonianza al tempo della comunicazione virale 
Nel mondo digitale occorre “ripensare il tema della testimonianza, delle sue forme e dei meccanismi della sua diffusione, indagando alcune ‘zone critiche’ del territorio mediatico in cui il passaparola si carica di significati e di effetti profondamente variabili sollecitando l’intelligenza e la sensibilità del pubblico in misura sempre maggiore”. Lo ha affermato Paolo Peverini, semiologo della Luiss, intervenendo alla prima giornata del Convegno “Testimoni digitali”. Peverini ha definito i media digitali “un ambiente ideale per la testimonianza” e ha ricordato che “le logiche di funzionamento dei social network valorizzano e rivendicano del resto in maniera esplicita una tattica classica attraverso cui si dispiega il potenziale strategico della testimonianza: il passaparola”.
Secondo Peverini, “si può provare a restringere la riflessione sul tema della testimonianza, spostando lo sguardo su una declinazione di questo fenomeno che assume una grande rilevanza sul piano delle figure, dei testi e delle pratiche: il viral”. In rete, infatti, ha spiegato Peverini “viene celebrata, con insistenza, la retorica di una comunicazione tanto più efficace quanto più fondata sulla logica contagiosa del passaparola”. “In alcuni casi – ha osservato Peverini - il contagio mediatico è innescato dal basso, nasce come fenomeno spontaneo, condivisione allargata che dilaga rapidamente a prescindere da qualsiasi progettazione”. Nella comunicazione virale, invece (così come avviene con il linguaggio pubblicitario) “per guadagnare l’attenzione, la fiducia e la collaborazione del pubblico, i testi vengono confezionati in modo da restituire il massimo effetto di autenticità, confidenzialità, trasparenza”. (S.C).
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