Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell'era crossmediale. Roma, dal 22 al 24 aprile 2010. vai al contenuto
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1. Indagare le pratiche di comunicazione mediata dei giovani 
1.1. Obiettivi
Indagare le attività di comunicazione mediata dalle tecnologie nell’universo giovanile costituisce certamente una sfida.
Obiettivo della ricerca è individuare come i giovani abitano gli spazi digitali e quelli concreti della loro esperienza quotidiana, identificando gli elementi comuni, ma anche le differenze di atteggiamenti, usi e forme di relazione per capire come il radicamento in contesti concreti convive con l’ambiente digitale smaterializzato.
Le domande di fondo che hanno mosso l’indagine sono quindi: come i giovani incorporano le tecnologie di comunicazione all’interno della loro vita quotidiana a partire da alcune precondizioni strutturali (status, territorialità, dotazione tecnologica, ma anche gender)? Quali costellazioni di valori, comportamenti e atteggiamenti qualificano il loro modo di abitare la rete? Che rapporto c’è con i network e le reti sociali che coltivano nella vita offline? Come gestiscono, da veri e propri “manager “di risorse comunicative, l’insieme di tecnologie che hanno a disposizione e che hanno ormai “naturalizzato” all’interno della loro esperienza?Come si definiscono i contorni della nuova cultura della comunicazione e della relazione?
In sintesi, attraverso quali forme si esplica l’adattamento dei giovani al mutamento ambientale (spaziale, temporale e relazionale) introdotto dalle tecnologie digitali?
1.2 Metodologia
La metodologia utilizzata nella ricerca è quella dell’intervista semi-strutturata, somministrata a un campione di 50 soggetti (di età tra i 18 e i 24 anni) distribuiti sull’intero territorio nazionale. Questo tipo di intervista ha consentito di rilevare le attività svolte dai giovani, ma anche come i soggetti esprimono i propri vissuti (ad esempio attraverso le forme espressive utilizzate) e scoprire esperienze e valutazioni anche originali e non già previste dai ricercatori; ha consentito, inoltre, “rilanci” sulla dimensione offline della vita quotidiana, senza focalizzare l’attenzione unicamente sulle tecnologie, e privilegiando un approccio “decentrato” piuttosto che “mediacentrico”.
La traccia predisposta per l’intervista è stata pensata in modo da guidare un colloquio di non meno di 60-75 minuti.
L’intervista è stata somministrata per via telefonica. In questo modo è stato possibile estendere il campione a un numero di soggetti più ampio di quelli con cui vengono abitualmente realizzate le interviste semi-strutturate. Inoltre, ha consentito uno stile informale adatto a instaurare un buon rapporto tra intervistatore e intervistato, come utile chiave d’accesso al mondo comunicativo dei soggetti. Il buon esito di questo approccio è stato confermato dall’accettazione, da parte degli intervistati, degli intervistatori come “amici” su Facebook, (cosa che ha permesso anche la condivisione degli spazi di comunicazione online, come ulteriore luogo di verifica rispetto agli obiettivi della ricerca).
Il campione è stato selezionato in modo da individuare i giovani digitalmente più attivi. Tutti gli intervistati, infatti, erano in possesso di telefono cellulare e Pc con connessione a Internet. Tutti, inoltre, erano utilizzatori, almeno 3 o 4 volte la settimana, di Sms; Email; Messenger (o analogo sistema di Instant Messaging); un sito di Social Networking (ad esempio Facebook o Myspace).
I soggetti intervistati sono stati selezionati in modo da coprire l’intero territorio nazionale e così suddivisi:
Le tre aree metropolitane prese in considerazione sono state quelle di Milano; Roma e Napoli.
I capoluoghi di provincia e i comuni con meno di 20.000 abitanti sono stati selezionati nelle quattro aree sotto illustrate in modo da avere un uguale numero di intervistati per ciascuna area.

L’analisi delle interviste è stata svolta confrontando le ricorrenze e le differenze tra gli intervistati su diversi piani:
L’analisi delle interviste è stata svolta confrontando le ricorrenze e le differenze tra gli intervistati su diversi piani:
o Le caratteristiche degli intervistatirispetto alle precondizioni strutturali (status, territorio, dotazione tecnologica, gender) e alle precondizioni socio-culturali (consumi culturali, organizzazione del tempo, cerchie sociali frequentate).
o L’atteggiamento rispetto all’innovazione tecnologica: dagli innovatori agli utenti dell’ultima fase, quella in cui la diffusione si è già consolidata.
o Gli usi legati alle tecnologie. Ad esempio distinguendo l’orientamento all’incremento e al mantenimento delle relazioni dal semplice uso come strumento organizzativo delle attività svolte in gruppo; oppure separando l’uso finalizzato a monitorare le attività degli amici, da quello finalizzato a mantenere viva la presenza nel e del gruppo (puramente fatico), da quello orientato ai contenuti di cui si parla; oppure ancora gli atteggiamenti più orientati alla perfomance della propria identità da quelli finalizzati al puro intrattenimento o divertimento.
o Le strategie di gestione della propria identità online secondo due modelli prevalenti: esibizione e nascondimento/controllo.
o Le strategie di gestione della rete di relazioni costruite attraverso le tecnologie e suddivise in strategie di ampliamento; incremento controllato; mantenimento delle relazioni già esistenti.
I risultati della ricerca hanno permesso di mettere a fuoco sia i tratti comuni ai giovani che utilizzano le tecnologie di comunicazione mediata come strumento di relazione con altri, sia i diversi profili di utenti presenti sul territorio nazionale.
[1] La suddivisione delle aree è quella studiata e utilizzata dall’Istituto di ricerca Nielsen per le rilevazioni quantitative e qualitative.
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