Lievito per fermentare la pasta! Questo il senso dell’incontro di sabato scorso con gli oltre cinquanta animatori della comunicazione e della cultura. Insieme ai direttori degli uffici diocesani cono i primi collaboratori per tornare a dare linfa alla grande e variegata rete di coloro che si impegnano nel mondo della comunicazione in ambito ecclesiale. E sono molti: dai responsabili delle sale della comunità, ai collaboratori dei settimanali diocesani e dei bollettini parrocchiali, a coloro che lavorano nelle librerie, ai molti religiosi che hanno una significativa presenza nel mondo dei media, ai blogger e ai molti animatori della rete. A proposito di rete il papa invita gli animatori a fare emergere non tanto (e non solo) la forza competenze della mano dell’operatore quanto piuttosto l’anima, la passione di ciascuno per il Maestro e per il suo Vangelo.
La rete dunque un vero e proprio “portico dei Gentili” in cui si gioca la sfida tra fede e cultura, annuncio e curiosità, senso e dis-senso. Gli animatori sono dunque chiamati anzitutto a configurare il proprio ministero a Cristo, l’unica verità dell’uomo. Proprio il gusto per le cose di Dio, il cuore appassionato per Cristo, renderà ciascuno capaci di essere testimone, disposto a riconoscere e raccontare la verità, nel mondo digitale. Non mancano certo creatività e coraggio agli animatori che hanno voluto condividere esperienze fatte e altre progettate in vista del grande convegno Testimoni digitali, convocazione che certamente ha due finalità: ricompattare il grande popolo dei media cattolici e connettere due decenni della chiesa italiana, dal primato del comunicare al primato dell’educare. Depliant, volantini, prese di parola, inviti ad essere presenti, suggerimenti: la forza della passione degli animatori che in questi anni si sono formati grazie al corso in distance learning ANICEC, fortemente voluto dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.
La dorsale del convegno infatti è quella di far emergere le questioni circa il modo concreto dell’essere Chiesa oggi nell’attuale scenario in cui, ad esempio, la contiguità e la continuità tra vita on line o off line mostra comunque l’urgenza di ridefinire le relazioni in termini progettuali e non semplicemente emozionali. In altre parole si tratta di approfondire le questioni cruciali dell’educativo: infatti, ricorda Benedetto XVI in Caritas in veritate “al pari di quanto richiesto da una corretta gestione della globalizzazione e dello sviluppo, il senso e la finalizzazione dei media vanno ricercati nel fondamento antropologico”. E se i digital native si muovono con scioltezza nella rete, i digital immigrant, coloro che affondano l’origine delle proprie personali biografie prima degli anni Novanta, dovranno certamente recuperare un gap tecnologico, ma anche esercitare le forme di responsabilità e di accompagnamento delle nuove, complementari e inclusive, forme di relazione. Testimoni digitali: appassionati animatori della comunicazione e della cultura che coltivano il gusto di stare con il Maestro e insieme, affascinati della propria personale umanità, vogliono raccontare con creatività ai propri contemporanei la possibilità che il Vangelo abbracci le vicende personali di tutte le persone che si incontrano. Anche quelle che incuriosite stanno nel portico dei Gentili.