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Pensieri di un "papā digitale"   versione testuale

di Sergio Pillon*

Sono un padre di due figli, “immigrato digitale” come la maggior parte dei padri dei giovani liceali o universitari di oggi. Sono cresciuto quando il massimo della tecnologia mediatica erano il telecomando e le TV private. Poi sono arrivati il Personal Computer e Internet ed ho avuto la fortuna di essere tra coloro che erano “dentro” il sistema, per cui mio figlio a due anni imparava a digitare sulla tastiera “RUN FARM.EXE” per poter giocare alla allegra fattoria sul PC; parlava sommariamente, non sapeva leggere e scrivere ma quella sequenza di tasti la ricordava bene. Lui è cresciuto con la Rete ed io mi sono accorto in fretta che gli stavo insegnando ad attraversare la strada, a fare attenzione alle scale ed ai coltelli taglienti, come mio Padre mi aveva insegnato, ma non gli stavo insegnando ad andare nelle autostrade della Rete.
Un giorno mia moglie (mio figlio aveva 10 anni) mi ha dettola ritorno al lavoro: “…devi parlare con lui…” con la faccia che le mamme hanno quando  qualcosa va storto, poi ha aggiunto “l’ho visto che si collegava a siti pornografici…” Io ho preso il discorso alla larga: la fiducia, Internet, ma lui non capiva, allora sono diventato diretto… “Ma Papà, figurati, mamma non ha capito nulla: il mio amico Marco mi ha dato la password del padre, così ci siamo messi d’accordo: io scarico le foto, le stampo e poi le vendiamo a scuola!”. A parte il fatto che se Fratel Vittorino si fosse accorto del commercio le cose non sarebbero finite bene per lui, ma questo mi ha ulteriormente aperto gli occhi alla sfida cui tutti noi, immigrati digitali, dobbiamo fare fronte. Dobbiamo formare i cittadini della Rete, portare l’etica nella Rete, la morale, i valori. Ed in questo siamo spesso soli, non abbiamo la scuola, non abbiamo la parrocchia e neppure il catechismo ad aiutarci. Io mi reputo fortunato, sono riuscito ad aiutare mio figlio anche perché sono un “digitale della prima ora”. Non chiedo censori, la libertà va custodita, ma servono testimonianze ed educatori che aiutino i nostri ragazzi a diventare bravi “cittadini digitali”.
 
*Direttore medico del Cirm, Centro internazionale radio medico
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