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AIART - Presenti con coerenza
Da "Testimoni Digitali" all‘impegno quotidiano.

A conclusione del convegno Cei “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale”, un evento che ha raccolto a Roma dal 22 al 24 aprile oltre 1.300 operatori della comunicazione per discutere sul rapporto tra Chiesa e media ad otto anni dall’incontro “Parabole mediatiche”, il Sir ha rivolto alcune domande a Luca Borgomeo, presidente dell’Aiart (Associazione italiana ascoltatori radio e televisione)
 
 
Quale aspetto del convegno resta come ‘eredità’ da mettere a frutto nel presente?
“Al di là della grande partecipazione ad un appuntamento così significativo per la missione della Chiesa, vanno ricordate le parole con le quali Benedetto XVI ha esplicitamente riconosciuto la straordinaria opportunità che si apre ai testimoni del Vangelo nell’utilizzo dei nuovi media. Il Papa ha parlato di una rete che manifesta ‘una vocazione aperta, tendenzialmente egualitaria e pluralista’. Sono parole importanti, che acquistano ancora più valore nella sottolineatura della divisione che i nuovi media segnano tra gli inclusi e gli esclusi. Un ‘nuovo fossato’, ha ricordato il Pontefice, che ‘va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno’ e aumenta ‘i pericoli di omologazione e di controllo, di relativismo intellettuale e morale’. La riflessione del Santo Padre è di straordinario valore ed è indirettamente un incoraggiamento al nostro lavoro, che svolgiamo quotidianamente da volontari su tutto il territorio nazionale. In questo senso, riceviamo dal convegno una linfa, uno stimolo e un’esortazione a continuare nel nostro cammino”.
 
Il card. Bagnasco ha richiamato l’impegno della Chiesa nel “dare al mondo digitale un’anima cristiana”. Una sfida esigente per le associazioni cattoliche?
“Le parole dal card. Bagnasco, in modo netto e chiaro, si ricollegano alla frase di Benedetto XVI che ha invitato a ‘prendere il largo nel mare digitale’. Tuttavia è necessario prendere il mare con una bussola, una mappa, un’indicazione di percorso che per noi cattolici non può che essere il messaggio evangelico. Quello che dice il card. Bagnasco è importante ed è significativo che si accenni al rischio di non ‘sfruttare’ questa straordinaria potenzialità. Il rischio è che attraverso questi mezzi il processo di secolarizzazione possa essere potenziato. Lo strumento è neutrale rispetto agli obiettivi che intende raggiungere ma è evidente che nell’era digitale bisogna essere presenti come ‘testimoni’, con l’esempio e la coerenza rispetto a quello che si dice e a quello che si fa. Sono questi i temi che sono risuonati chiaramente nei tre giorni del convegno. E l’indicazione del card. Bagnasco non può che trovarci convinti e partecipi”.
 
Durante il convegno si è parlato anche dei pericoli che possono derivare dal continente digitale…
“È fondamentale che l’utente, il cittadino, il telespettatore e chiunque usi gli audiovisivi si renda conto dei pericoli. Per fare ciò, deve essere informato e reso consapevole attraverso la parola e l’autorevolezza di alcuni messaggi. Bisogna insistere e far crescere la consapevolezza degli utenti perché il prius di un atteggiamento critico e vigile è la consapevolezza del problema. Se non si è consapevoli del problema, difficilmente lo si può risolvere. Nell’arco di questi ultimi otto anni, da ‘Parabole mediatiche’ a ‘Testimoni digitali’, l’Aiart ha organizzato 21 corsi residenziali coinvolgendo 3.254 persone. Tutto questo per far comprendere la complessità del problema ed accrescere la consapevolezza nei genitori, negli insegnanti e soprattutto nei giovani che i media possono essere uno stupendo elemento di conoscenza, di intrattenimento, di relazione ma anche il veicolo di messaggi negativi”.
 
Le idee, le esperienze e i percorsi proposti nel convegno tracciano un quadro delle grandi potenzialità offerte dai nuovi media…
“Straordinarie potenzialità. In questa direzione va anche l’appello del Papa ad essere araldi nell’era digitale. Abbiamo la possibilità di essere testimoni del Signore in un campo sterminato. Per la pastorale e la comunicazione della Chiesa, infatti, si aprono praterie sterminate. Questi processi devono essere gestiti con preparazione e attenzione per non esserne danneggiati o rimanerne fuori”.
 
 
 
 

Intervista al Sir del Presidente Borgomeo


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 28-APR-10
 

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