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Digitale   versione testuale

In informatica ed elettronica con digitale ci si riferisce a tutto ciò che viene rappresentato con numeri o che opera manipolando numeri. Il termine deriva dall'inglese digit, che significa cifra, che a sua volta deriva dal latino digitus, che significa dito.
 
 Un determinato insieme di informazioni viene rappresentato in forma digitale come sequenza di numeri presi da un insieme di valori discreti, ovvero appartenenti a uno stesso insieme ben definito e circoscritto. Attualmente "digitale" può essere considerato come sinonimo di "numerico", e si contrappone invece alla forma di rappresentazione dell'informazione detta analogica, che non è analizzabile entro un insieme finito di elementi.
 
Ciò che è digitale è contrapposto a ciò che invece è analogico, cioè non numerabile, non analizzabile entro un insieme discreto di elementi. Digitale è riferito dunque alla matematica del discreto che lavora con un insieme finito di elementi, mentre ciò che è analogico viene modellizzato con la matematica del continuo che tratta un'infinità (numerabile o non numerabile) di elementi.
È possibile convertire un segnale analogico in uno equivalente digitale, costituito da una serie di numeri, questo processo è chiamato digitalizzazione. A seconda degli scopi a cui è destinata la conversione, questa può essere effettuata in modo grossolano e approssimativo, oppure in modo molto accurato e preciso, in ogni caso il segnale digitalizzato perde sempre qualcosa rispetto all'originale analogico, non sarà mai identico.
Un tipico esempio è la conversione di un'onda sinusoidale (più o meno regolare), se il circuito di conversione usa un numero di bit insufficienti, risulta visibile geometricamente, una notevole differenza fra il segnale analogico e il segnale digitalizzato, costituito da un insieme di spezzate (tratti costanti ai valori dell'insieme discreto, tipicamente 0 e 1) del segnale digitale.
 
L'uso attuale più comune del digitale è nel campo audio, in cui viene approssimato sufficientemente bene un segnale analogico, in alcune applicazioni la qualità del segnale digitale riprodotto, risulta indistinguibile dall'originale analogico. Tale conversione è frequente quanto la discretizzazione di variabili continue in matematica o statistica (aspetto più generale di un problema soprattutto pratico).
Per esempio, un orologio con le lancette è analogico, perché la posizione di ognuna delle sue 3 lancette (ore, minuti e secondi) può indicare uno qualsiasi degli infiniti punti che formano la circonferenza del quadrante dell'orologio stesso, punti che quindi non sono numerabili. Al contrario in un orologio digitale le cifre che compongono l'ora, i minuti e i secondi indicano solo e soltanto gli 86.400 possibili momenti in cui può essere suddiviso, in secondi, un giorno (24 ore x 60 minuti x 60 secondi).
 
Un oggetto viene digitalizzato, cioè reso digitale, se il suo stato originario (analogico) viene "tradotto" e rappresentato mediante un insieme numerabile di elementi. Per esempio una foto, normalmente formata da un infinito numero di punti ognuno dei quali formato di un'infinita gamma di colori, viene digitalizzata, e quindi tradotta in foto digitale, allorché la sua superficie la si rappresenti divisa in un numero discreto di "punti" (in genere piccoli quadrati o rettangoli detti pixel) ognuno dei quali formato di un colore tra i 16.777.216 possibili (se codificati in RGB, e cioè in una combinazione di 256 sfumature di rosso, 256 di verde e 256 di blu), ovvero 8 bit per colore.
Molte tecnologie ricorrono al digitale per ottenere la riproduzione di un'onda (sonora o luminosa) che è analogica; il modem converte appunto un segnale analogico inviabile attraverso i doppini telefonici in un segnale richiesto dal pc o altro dispositivo elettronico che funziona tramite bit (0/1) e richiede un segnale digitale. I moderni televisori LCD funzionano principalmente con segnali digitali, mentre i televisori della precedente generazione CRT avevano un funzionamento basato primariamente su segnali analogici.
 
Fonte: Wikipedia
 
Discutiamone insieme
 
Tecnologie digitali secondo il pensiero di Benedetto XVI
 
Nel messaggio di Benedetto XVI per la 43a Giornata delle Comunicazioni Sociali del 2009, era proposta questa riflessione sulle tecnologie digitali.
 
"...Cari fratelli e sorelle in prossimità ormai della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali mi è caro rivolgermi a voi per esporvi alcune mie riflessioni sul tema scelto per quest’anno: Nuove tecnologie nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto di dialogo di amicizia. In effetti le nuove tecnologie digitali stanno determinando cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani. Questi cambiamenti sono particolarmente evidenti tra i giovani che sono cresciuti in stretto contatto con queste nuove tecniche di comunicazione e si sentono quindi a loro agio in un mondo digitale che spesso sembra invece estraneo a quanti di noi adulti hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità che esso offre per la comunicazione...."
 
Il Papa nel suo scorso Messaggio, va così oltre la dimensione puramente tecnica del concetto di “tecnologia digitale”, postulando una elemento molto importante. Quando si parla infatti di "tecnologie" non ci si riferisce a semplici strumenti o macchine, per così dire "neutrali". Il Papa è ben consapevole che queste tecnologie sono in grado, come ogni tecnologia, di determinare dei veri e propri cambiamenti nei modelli di comunicazione e soprattutto nei rapporti umani. La tecnologia digitale così si trova non solo ad essere "usata" ma anche e soprattutto a modellare la struttura relazionale dell'uomo che la utilizza, la sua percezione del mondo che lo circonda, e la sua presenza "in relazione" con gli altri.
 
Altro concetto che il Papa propone è quello della "novità". In che modo le tecnologie digitali sono "nuove"?
Ovviamente per nuovo si intende ciò che prima non era. Una cosa diversa da quelle esistenti precedentemente.
In realtà questo non è del tutto vero. Ogni media "nuovo" a ben guardare appare infatti come "rinnovato", meglio ancora sarebbe dire "ri-mediato". Internet, ad esempio contiene in sè elementi della "vecchia" TV (You Tube), come elementi tipici della carta stampata (i documenti testuali), come ancora contributi in formato audio (tipici del media radiofonico).
Ma il concetto di "novità" appare ben più "profondo".
Scrive don Domenico Pompili in una relazione fatta agli operatori della Comunicazione e della Cultura:
 
L’uomo tecnologico quando naviga su Internet non interviene in qualcosa che gli sta semplicemente di fronte (come fosse un mezzo strumentale), ma come un qualcosa che lo ri-comprende e lo contiene. Il soggetto, anzi finisce per sentirsi quasi in simbiosi con l’apparato tecnologico, tendendo a vedere se stesso quasi come una protesi di esso. In tal modo il medium è sempre meno tale e sempre più una nuova realtà che va appunto sotto il nome di virtuale, la quale non è più tanto mediazione di una realtà naturale, quanto – per l’alta componente tecnologica che la costituisce - una ‘nuova’ realtà.
 
Qui sta la vera novità dei nuovi media elettronici: l'uomo che li utilizza si ridefinisce come soggetto personale e sociale, in relazione agli altri uomini ed al mondo "nuovo" (composto da dimensioni reali e virtuali, determinate dalla materia prima del "digitale") che si viene a creare.
 
 
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